Client: Save the Duck
Agency: piazzasanmarco
Marco Rubiola: copywriter, creative director, photographer
Video Production: O-Zeta


Tra le dune di Torre dei Corsari, sulla costa occidentale della Sardegna, prende forma una visione provocatoria: immaginare gli sport invernali nel 2050 in un paesaggio desertico. Un luogo dove oggi esistono solo sabbia, vento e mare diventa il teatro simbolico di un futuro possibile, in cui la neve potrebbe non essere più garantita.



La campagna “Refresh the World – Winter Sports in 2050” nasce come una riflessione visiva sul cambiamento climatico. Attraverso l’immaginario degli sport invernali trasportato in un contesto arido e mediterraneo, il progetto mette in discussione la fragilità degli equilibri ambientali e invita a ripensare il nostro rapporto con il pianeta.
Il progetto è stato realizzato per Save the Duck, brand internazionale di abbigliamento noto per il suo impegno nella sostenibilità e nell’innovazione etica. Fondata nel 2012 dall’imprenditore Nicolas Bargi, l’azienda ha costruito la propria identità su un principio chiaro: creare capi tecnici senza utilizzare materiali di origine animale, nel rispetto di animali, persone e ambiente.


L’impegno ambientale dell’azienda si estende all’intera filiera produttiva e ai processi industriali. Save the Duck è inoltre certificata B Corp, riconoscimento internazionale assegnato alle imprese che generano valore ambientale e sociale oltre a quello economico.
All’interno di questa visione nasce la campagna “Refresh the World – Winter Sports in 2050”, un gesto creativo che utilizza il linguaggio della moda e della fotografia per costruire una narrazione ambientale potente.
Per questo progetto O-Zeta ha curato la produzione video della campagna, realizzando le riprese e la costruzione visiva del racconto audiovisivo sul campo. Le dune di Torre dei Corsari diventano così un paesaggio paradossale dove sci, attrezzature da neve e abbigliamento tecnico dialogano con sabbia, vento e luce mediterranea.

Un contrasto volutamente forte che trasforma il paesaggio sardo in una metafora globale.
Il messaggio è semplice quanto urgente:
il futuro dell’inverno dipende dalle scelte che facciamo oggi.