Matteo Audi Grivetta fa parte di quella cerchia di giovani italiani che, appena maggiorenne, ha lasciato il Bel Paese per poi ritornarci a trent’anni, carica di esperienze di vita e di creatività lavorativa.

“Appena conclusa la maturità artistica”, ci racconta Matteo, “sono partito con un mio amico per le Isole Canarie pensando di stare via solo qualche mese. Alla fine ci sono rimasto cinque anni perché ho trovato subito lavoro in una piccola azienda artigianale che produce pezzi d’arredamento e design. La mia formazione pratica al lavoro è nata proprio durante questo periodo.” Dopo questa prima esperienza che gli ha consentito di imparare tecniche di lavorazione dei materiali e di affinare la sua creatività artigianale, se ne é aperta subito un’altra in Australia, durata poco più di un anno. “Ho scelto di partire per l’Australia per amore di una ragazza.”, prosegue Matteo,”. E’ stata una decisione presa d’istinto, senza alcuna organizzazione. Mi sono difatti risolto a radunare, e abbandonare, tutte le mie produzioni personali create nel corso dei cinque anni in un garage vicino a dove vivevo. Ma così è la vita. Bisogna inseguire sempre i propri sogni”. In Australia ha lavorato in un’ azienda che restaura vetrate di chiese e per Jeffrey Hamilton, un artista di Sidney che produce pannelli di vetro di design.

(http://www.stainedglass.com.au/)

Proprio a Sidney è nato l’amore di Matteo per le biciclette. “La mia situazione economica non era per nulla buona. La vita in Australia è molto cara e non potevo permettermi un’automobile, così ho riscoperto la bicicletta come mezzo di trasporto. Vicino a dove abitavo c’era una specie di garage pieno di telai e componenti per bici che una volta a settimana, il lunedì sera per l’esattezza, apriva al pubblico e i proprietari ti offrivano la possibilità di contrattare i prezzi e di assemblarti la bicicletta da solo. Lì ho imparato l’arte e l’ho messa da parte”.

(http://www.stainedglass.com.au/)

Tornato in Italia, a Torino (la sua città), decide di cominciare a creare biciclette nel tempo libero per affinare le sue capacità artigianali. “Dopo quattro anni passati a costruire biciclette per gli amici nella mia stanza di corso Belgio”, spiega,” ho deciso di comperare un vecchio laboratorio diroccato nel quartiere Barriera di Milano e di crearmi un atelier dove poter dare libero sfogo a tutta la mia creatività. Ho dovuto praticamente ricostruire tutto da zero: infissi, tetto, impianti elettrici, tubature e mettere tutto a norma. Completamente da solo. Sono stati due anni e mezzo molto impegnativi, ma ce l’ho fatta.” Nonostante la sua produzione artigianale sia legata prevalentemente alle biciclette, non è raro vederlo impegnato nella realizzazione di oggetti d’arredamento, come se non volesse perdere la manualità acquisita con le esperienze fatte in passato.

“‘La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti’ affermò un giorno Albert Einstein“, ci ricorda Matteo. “Questa affermazione, diventata uno dei migliori aforismi einsteiniani di sempre, poco si discosta dal concetto di ciclosofia, il quale sostiene che quando si è in bici la percezione del mondo che ci circonda, ma anche di noi stessi, è diversa, poiché tempo e spazio vengono modificati dalla bicicletta stessa attraverso la pedalata e il suo ipnotico movimento ripetitivo. E’ proprio questo il concetto che mi ha fatto innamorare della “bici”. Un giorno, appena tornato dall’Australia, lessi il libro «Piccolo trattato di Ciclosofia» di Tronchet Didier, uno scrittore francese contemporaneo, e ne sposai subito la filosofia. Tutto quello che provo guidando la mia bici, il benessere fisico e quello mentale, mi appaga completamente. E in più me la sono pure costruita da solo..chapeau!”.

 

Produzione video: O-zeta
Regia: Marco Iozzo
Riprese: Sara Bertorello e Stefano Gai
Montaggio: Marco Iozzo e Sara Bertorello
Grafiche: Luca Rabellino